Trasferirsi a Dubai raramente è solo una scelta di stile di vita. Nella maggior parte dei casi c’è un progetto imprenditoriale alla base, e quel progetto passa da una decisione precisa: come costituire la propria società negli Emirati Arabi Uniti.
È il momento in cui gli aspetti amministrativi si intrecciano con quelli fiscali, ed è anche quello in cui si concentrano gli errori più costosi.
La premessa da cui conviene partire è semplice. La struttura giusta in assoluto non esiste.
Esiste quella adatta a un determinato tipo di attività e al mercato che si intende raggiungere, ed è su questo che vale la pena ragionare fin dall’inizio.
Free Zone o Mainland: la scelta che condiziona tutto il resto
Negli Emirati la prima biforcazione è tra Free Zone e Mainland, e non si tratta di una distinzione puramente formale, perché incide su dove si può vendere, su quanto si paga di imposte e su quanti visti si possono ottenere.
Una società in Free Zone nasce all’interno di un’area economica speciale, ciascuna governata da una propria autorità.
È la porta d’ingresso preferita da chi arriva dall’estero, per ragioni molto concrete: costi generalmente contenuti, tempi che in diverse Free Zone si aggirano su pochi giorni lavorativi e possibilità di ricorrere a uffici virtuali o spazi condivisi.
Chi lavora con clienti internazionali, offre servizi digitali, fa consulenza o gestisce e-commerce rivolto a mercati esterni agli Emirati trova qui, quasi sempre, la soluzione più naturale.
La società Mainland viene invece licenziata dal Department of Economy and Tourism di Dubai.
Il suo punto di forza è l’accesso senza limiti al mercato interno: consente di vendere in tutti gli Emirati, aprire un punto vendita fisico, lavorare con clienti locali e partecipare agli appalti pubblici, un capitolo tutt’altro che marginale in settori come costruzioni, sanità e logistica.
Va corretta anche una convinzione diffusa tra chi si informa su fonti datate.
Fino a qualche anno fa la Mainland richiedeva un socio locale titolare del 51% delle quote.
Oggi, per la maggior parte delle attività, è ammessa la piena proprietà straniera al 100% anche in Mainland.
L’apertura fu introdotta dal Federal Decree-Law No. 26 del 2020 ed è oggi contenuta nella legge sulle società commerciali attualmente in vigore, il Federal Decree-Law No. 32 del 2021, in vigore dal 2 gennaio 2022 e a sua volta emendato dal Federal Decree-Law No. 20 del 2025, che ha ulteriormente modernizzato la disciplina societaria.
Restano comunque alcune categorie di attività considerate di rilevanza strategica per le quali possono valere requisiti specifici, un dettaglio che conviene sempre verificare con l’autorità competente.
Quello che conta davvero, in ogni caso, non è più tanto la proprietà quanto il raggio d’azione consentito alla società.
Il nodo fiscale da capire prima di firmare
Gli Emirati hanno introdotto una corporate tax del 9% sui profitti che superano la soglia di 375.000 AED, applicabile ai periodi d’imposta che iniziano a partire dal 1° giugno 2023.
Le società Mainland vi sono generalmente soggette.
Le società Free Zone possono invece beneficiare dell’aliquota dello 0% sul cosiddetto reddito qualificante, il qualifying income, a condizione di rispettare requisiti precisi e di mantenere una sostanza economica reale sul territorio.
Un punto che genera spesso confusione riguarda proprio questo regime.
Una Free Zone non è automaticamente esente da imposte.
La disciplina di riferimento è il Federal Decree-Law No. 47 del 2022 sulla tassazione delle società, integrato dalle decisioni ministeriali che definiscono le condizioni del cosiddetto Qualifying Free Zone Person.
Questo quadro è stato peraltro aggiornato di recente: nel 2025 il Ministero delle Finanze ha emanato nuove decisioni ministeriali (le Ministerial Decisions No. 229 e No. 230 del 2025, con efficacia retroattiva dal 1° giugno 2023) che hanno ridefinito l’elenco delle attività qualificanti e chiarito diversi aspetti tecnici del regime.
In base alla normativa, il reddito che non rientra nella categoria del reddito qualificante viene tassato con l’aliquota ordinaria del 9%.
Tradotto in termini pratici: se una società con licenza Free Zone vende direttamente sul mercato Mainland, quella parte di ricavi può ricadere nell’aliquota piena.
È il caso tipico in cui una struttura scelta senza attenzione finisce per annullare il vantaggio fiscale che si stava cercando.
Un esempio aiuta a mettere a fuoco il meccanismo.
Una società di consulenza costituita in Free Zone che lavora per clienti in Europa e Asia, se soddisfa le condizioni previste, mantiene quel reddito allo 0%.
Se nello stesso periodo comincia a fatturare in modo continuativo a un cliente con sede a Dubai fuori dalla zona franca, quella fetta di ricavi cambia natura fiscale.
Pianificare in anticipo è il modo migliore per evitare sorprese al momento della dichiarazione.
Un’ultima avvertenza riguarda i grandi gruppi.
Dal 1° gennaio 2025 gli Emirati applicano una Domestic Minimum Top-up Tax con aliquota effettiva minima del 15%, che recepisce le regole del secondo pilastro OCSE e interessa i gruppi multinazionali con ricavi consolidati pari o superiori a 750 milioni di euro.
Per la piccola e media impresa che si trasferisce a Dubai la soglia è lontana, ma è bene sapere che il vantaggio fiscale delle Free Zone conosce questo limite per le realtà di grandissime dimensioni.
I passaggi per la costituzione, in ordine pratico
Al di là della teoria, la procedura segue una sequenza abbastanza definita.
Conoscerla aiuta a capire dove servono decisioni personali e dove, invece, è opportuno affidarsi a un supporto professionale.
Nella pratica il percorso si sviluppa in questo modo:
Definizione dell’attività. Ogni licenza copre categorie specifiche. Scegliere la categoria sbagliata significa scoprire solo dopo di non poter svolgere ciò che si aveva in mente.
Scelta della struttura. Free Zone, Mainland oppure offshore per finalità di holding. Da questa decisione discende gran parte del resto.
Riserva del nome della società, nel rispetto delle regole di denominazione locali, che in alcuni casi risultano più restrittive di quanto ci si aspetti.
Richiesta della licenza presso l’autorità competente, ossia la Free Zone prescelta oppure il DET.
Ufficio o spazio operativo. La Mainland richiede una sede fisica, mentre molte Free Zone accettano soluzioni più flessibili.
Apertura del conto bancario aziendale, spesso lo scoglio più lento dell’intero percorso.
Emissione dei visti, per il socio e per gli eventuali dipendenti.
Un aspetto da non sottovalutare riguarda proprio il conto bancario, che è bene non trattare come un semplice adempimento finale.
Le banche emiratine applicano controlli di compliance rigorosi, e i tempi possono allungarsi anche di parecchie settimane.
Preparare in anticipo una documentazione societaria ordinata e una descrizione credibile del business è un investimento che di solito ripaga.
Tipi di società e licenze: orientarsi tra le sigle
All’interno delle Free Zone si incontrano due forme ricorrenti. La FZE (Free Zone Establishment) ha un unico socio, mentre la FZC (Free Zone Company) ne prevede più di uno.
Si tratta di strutture snelle, pensate per chi entra nel mercato con un capitale iniziale limitato.
Le licenze, a loro volta, si distinguono per tipologia di attività.
Una licenza commerciale copre il trading di beni, una licenza professionale riguarda servizi e consulenze, una licenza industriale è destinata alla produzione.
Può sembrare una distinzione formale, ma determina cosa si può fatturare legalmente.
Un consulente che opera con una licenza commerciale, ad esempio, sta lavorando al di fuori del perimetro della propria autorizzazione, con tutte le conseguenze che ne derivano.
Visti e residenza: il collegamento con il trasferimento
Per chi ha come obiettivo vivere a Dubai, la società non è solo un veicolo di business.
È anche la base della residenza.
Costituendo un’azienda si ottiene infatti un visto da investitore o socio, che a sua volta consente di aprire un conto personale, ottenere la patente locale e portare con sé i familiari.
Tra i vari visti esiste una differenza pratica.
Quello legato a una Free Zone tende a vincolare il titolare alla società e alla zona che lo emette.
Il visto Mainland offre in genere maggiore flessibilità operativa.
Per chi punta più in alto c’è poi il Golden Visa, la residenza di lungo periodo emiratina, rinnovabile e valida per cinque o dieci anni a seconda della categoria.
Gli imprenditori possono accedervi con una durata di cinque anni presentando un progetto innovativo o tecnologico, la documentazione che ne attesta il valore e una lettera di un incubatore d’impresa o dell’autorità competente dell’emirato.
Il canale per investitori prevede invece soglie di capitale più elevate.
Se il trasferimento è pensato come definitivo, vale la pena valutare questa strada fin dalle prime fasi.
Una strategia utile a chi parte da zero
Un approccio che si è fatto sempre più frequente è quello ibrido.
Si parte in Free Zone, per contenere costi e rischi iniziali, e si passa alla Mainland quando l’attività cresce e serve un accesso pieno al mercato interno.
Non è una regola valida per tutti, ma per startup, attività digitali e società di consulenza tende a funzionare bene, perché permette di testare il modello prima di assumere impegni più gravosi.
Poco utile, invece, replicare la scelta di un conoscente solo perché a lui è andata bene.
Un ristoratore, un trader di criptovalute e un consulente marketing hanno esigenze fiscali e operative diverse, e una soluzione adatta a un’attività può risultare scomoda per un’altra.
Prima di procedere conviene mettere a fuoco due questioni: dove si trovano davvero i propri clienti e dove si immagina l’attività nel giro di tre anni.
Rispondendo con onestà a queste due domande, la scelta tra Free Zone e Mainland smette di apparire un rebus tecnico e diventa la conseguenza logica del progetto.
Ed è proprio da qui che conviene cominciare.
Informazioni tratte dal sito ufficiale: https://trasferiscitiadubai.com/aprire-societa-dubai/




